
Ci sono incontri che non si limitano a parlare di libri, ma finiscono per parlare anche – e forse soprattutto – di noi. Quello del 20 novembre, dedicato a Jane Austen, è stato proprio così: una serata in cui la letteratura è diventata lente per osservare un’epoca, un carattere, un modo di stare al mondo.
Il punto di partenza non è stato tanto il romanticismo che spesso, a torto, si associa all’autrice, quanto il suo contesto storico. È emersa con forza l’idea di una società rigidamente divisa, in cui la nobiltà guardava con disprezzo chi era costretto a lavorare per vivere. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché attraversa i romanzi di Austen come una corrente sotterranea: l’eleganza dei salotti convive con una feroce consapevolezza delle gerarchie sociali e delle ipocrisie che le sostengono.
Non tutti, è stato detto, amano le ambientazioni classiche. C’è chi fatica ad appassionarsi a scenari ottocenteschi, persino quando vengono trasposti sullo schermo. Eppure, proprio questo scarto di gusto ha reso l’incontro più interessante: Jane Austen non è stata difesa per partito preso, ma interrogata, messa alla prova, osservata da angolazioni diverse.
A illuminare la figura dell’autrice è arrivata una biografia fuori dai sentieri più battuti: Miss Austen di Gill Hornby, che racconta la vita di Jane attraverso gli occhi della sorella Cassandra e la loro corrispondenza. Uno sguardo laterale, intimo, che restituisce una scrittrice concreta, inserita in una rete di affetti, rinunce e scelte quotidiane, lontana dall’icona un po’ cristallizzata a cui siamo abituati.

Accanto ai libri, anche le immagini hanno avuto spazio. È stato ricordato lo sceneggiato Orgoglio e pregiudizio con Virna Lisi, disponibile su RaiPlay, esempio di come un adattamento possa diventare chiave di accesso a un testo, anche per chi non ama il genere in partenza. Non sono mancati Emma e Un tè con Jane Austen di Catherine Bell, lettura che invita a un avvicinamento più conviviale e personale all’autrice.

Particolarmente originale il paragone tra Orgoglio e pregiudizio e Le ragazze dell’atelier dei profumi, romanzo ambientato nella nascita della prima profumeria della futura catena Douglas. Due mondi lontani solo in apparenza, uniti dall’attenzione alle dinamiche sociali, alle aspirazioni femminili e ai margini di libertà concessi alle donne in epoche strutturate da regole rigide.

Ne è uscita una Jane Austen meno “da scaffale dei classici” e più viva: una scrittrice capace di parlare del suo tempo con lucidità, e del nostro con sorprendente attualità. Un incontro che ha dimostrato come la profondità dell’analisi del contesto storico e della biografia di Jane Austen, unita al coraggio di portare sguardi non convenzionali, possa trasformare un’autrice molto conosciuta della letteratura inglese in una scoperta nuova, condivisa, ancora fertile.